Chirurgia estetica del volto
Chirurgia estetica del naso
Chirurgia estetica delle palpebre
Chirurgia estetica delle orecchie
Chirurgia estetica del seno
Chirurgia estetica dell'addome
Chirurgia estetica del corpo
Chirurgia estetica delle calvizie
Medicina estetica
Nell'ambito della terapia chirurgica della calvizie, l'intervento di microautotrapianto follicolare rappresenta la metodologia di approccio senza dubbio più efficace nella risoluzione della alopecia androgenetica: un problema di natura complessa e diffusamente sentito soprattutto nel genere maschile, il cui 80% ne viene colpito nell'arco complessivo della vita.
Il paziente che si rivolge al chirurgo plastico per ovviare alla mancata presenza o al diradamento dei capelli, al di là della problematica estetica, prova una sensazione generale di malessere, che in alcuni casi si concreta in episodi occasionali di fobìa e di ossessione con notevoli ripercussioni sulla propria vita di relazione.
La tecnica ha origine nei primi anni '60: per circa trent'anni si sono trapiantati piccoli segmenti circolari di cuoio capelluto (isole) ciascuno contenente dagli 8 ai 12 bulbi prelevati dalla regione posteriore del capo; questi venivano poi trapiantati nelle zone glabre (calve) con un ottimo risultato funzionale, ma esteticamente non piacevole (effetto a "ciuffo" o a "bambola").
Negli ultimi tempi si è avuto un'evoluzione ed un affinamento della tattica chirurgica, tesi ad offrire un esito più naturale possibile: si dividono le isole di cuoio capelluto in "unità monofollicolari", cioè microsegmenti di cuoio capelluto contenenti uno o più bulbi (con un massimo di tre o quattro bulbi), insieme alle strutture pilosebacee annesse, che vengono reimpiantate nella zona desiderata.
Il numero di capelli che si può recuperare con tale metodologia è estremamente variabile e dipendente da:
I capelli trapiantati non sono sottoposti alle influenze ormonali che ne provocano la caduta e si considerano pertanto definitivi.
L'area posteriore destinata al prelievo, di larghezza pari a 1, 5 centimetri e di lunghezza variabile, viene rasata: l'area donatrice, dopo il prelievo, verrà suturata con una minuziosa chiusura intradermica destinata a rimanere invisibile, quanto nascosta dai capelli.
Nell'area ricevente preanestetizzata il chirurgo prepara i microfori destinati a ricevere poi le unità monofollicolari monobulbari.
Una delle fasi più delicate dell'intervento è senza dubbio il lavoro certosino svolto dalle nurses presso il banco di taglio: le infermiere infatti sono predisposte adeguatamente alla separazione delle strisce prelevate e alla loro trasformazione, guidata dall'ausilio di un microscopio e della transilluminazione, in unità follicolari.
L’intervento si pratica in anestesia locale e non necessita di ricovero.
Nell'immediato decorso postoperatorio, oltre al modesto gonfiore della zona trattata, possono comparire dei piccoli punti rossastri destinati a divenire poi crosticine e a cadere spontaneamente nel giro di pochi giorni: importante è non rimuoverle manualmente in quanto potrebbe essere strappato anche il bulbo.
I punti della parte donatrice posteriore verranno rimossi dopo 10-12 giorni.
È vietato per almeno due settimane dopo l'intervento praticare sport che comportino sudorazione eccessiva o che possano essere origine di traumi alla testa.
Le attività lavorative e quotidiane possono essere riprese dopo 2-3 giorni.
E' vietata l'esposizione solare, in quanto può favorire la comparsa di macchioline cutanee, per almeno 3 mesi dall'intervento e sino alla totale scomparsa dei piccoli segni dell'approccio chirurgico .
I risultati, valutabili dal punto di vista estetico, saranno visibili dal terzo mese in avanti, e la maggiore soddisfazione del paziente si ha dal sesto mese in poi.