Prof. Davide Tonini
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CHIRURGIA ESTETICA DELLE CALVIZIE


Nell'ambito della terapia chirurgica della calvizie, l'intervento di microautotrapianto follicolare rappresenta la metodologia di approccio senza dubbio più efficace nella risoluzione della alopecia androgenetica: un problema di natura complessa e diffusamente sentito soprattutto nel genere maschile, il cui 80% ne viene colpito nell'arco complessivo della vita.
Il paziente che si rivolge al chirurgo plastico per ovviare alla mancata presenza o al diradamento dei capelli, al di là della problematica estetica, prova una sensazione generale di malessere, che in alcuni casi si concreta in episodi occasionali di fobìa e di ossessione con notevoli ripercussioni sulla propria vita di relazione.
La tecnica ha origine nei primi anni '60: per circa trent'anni si sono trapiantati piccoli segmenti circolari di cuoio capelluto (isole) ciascuno contenente dagli 8 ai 12 bulbi prelevati dalla regione posteriore del capo; questi venivano poi trapiantati nelle zone glabre (calve) con un ottimo risultato funzionale, ma esteticamente non piacevole (effetto a "ciuffo" o a "bambola").
Negli ultimi tempi si è avuto un'evoluzione ed un affinamento della tattica chirurgica, tesi ad offrire un esito più naturale possibile
: si dividono le isole di cuoio capelluto in "unità monofollicolari", cioè microsegmenti di cuoio capelluto contenenti uno o più bulbi (con un massimo di tre o quattro bulbi), insieme alle strutture pilosebacee annesse, che vengono reimpiantate nella zona desiderata.


Il numero di capelli che si può recuperare con tale metodologia è estremamente variabile e dipendente da:

  • dalla quantità di bulbi presenti per ogni isola donatrice
  • dalla loro fase o ciclo vitale (anagen, catagen, telogen)
  • dalle condizioni psicofisiche del paziente
  • dal numero di sedute previste in relazione all'evoluzione della calvizie.


I capelli trapiantati non sono sottoposti alle influenze ormonali che ne provocano la caduta e si considerano pertanto definitivi.


L'area posteriore destinata al prelievo, di larghezza pari a 1, 5 centimetri e di lunghezza variabile, viene rasata: l'area donatrice, dopo il prelievo, verrà suturata con una minuziosa chiusura intradermica destinata a rimanere invisibile, quanto nascosta dai capelli.


Nell'area ricevente preanestetizzata il chirurgo prepara i microfori destinati a ricevere poi le unità monofollicolari monobulbari.
Una delle fasi più delicate dell'intervento è senza dubbio il lavoro certosino svolto dalle nurses presso il banco di taglio: le infermiere infatti sono predisposte adeguatamente alla separazione delle strisce prelevate e alla loro trasformazione, guidata dall'ausilio di un microscopio e della transilluminazione, in unità follicolari.


L’intervento si pratica in anestesia locale e non necessita di ricovero.
Nell'immediato decorso postoperatorio, oltre al modesto gonfiore della zona trattata, possono comparire dei piccoli punti rossastri destinati a divenire poi crosticine e a cadere spontaneamente nel giro di pochi giorni: importante è non rimuoverle manualmente in quanto potrebbe essere strappato anche il bulbo.
I punti della parte donatrice posteriore verranno rimossi dopo 10-12 giorni.
È vietato per almeno due settimane dopo l'intervento praticare sport che comportino sudorazione eccessiva o che possano essere origine di traumi alla testa.


Le attività lavorative e quotidiane possono essere riprese dopo 2-3 giorni.
E' vietata l'esposizione solare, in quanto può favorire la comparsa di macchioline cutanee, per almeno 3 mesi dall'intervento e sino alla totale scomparsa dei piccoli segni dell'approccio chirurgico .


I risultati, valutabili dal punto di vista estetico, saranno visibili dal terzo mese in avanti, e la maggiore soddisfazione del paziente si ha dal sesto mese in poi.